Dorothea Schlözer (1770 - 1825)

La prima dottoressa tedesca in filosofia

Dorothea Schlözer

Dorothea Schlözer

Dorothea Schlözer, nata il 10 Agosto del 1770 a Gottinga, trascorse 18 anni densi di avvenimenti a Lubecca.

 

Suo padre, August Ludwig von Schlözer, era un professore molto rispettato, cosicché sua figlia fu una delle prime donne a cui venne permesso, in via eccezionale, di studiare.

August Ludwig Schlözer era un celebre storico e teorico in materia di cultura ed educazione. Insegnava all’università di Gottinga ed aveva idee ed ideali pedagogici ben diversi da quelli di Basedow. La disputa teorica raggiunse dimensioni tali che entrambi furono pronti a sperimentare nella realtà le loro tesi, per dimostrarle. I loro figli, quelli nati in quel tempo, avrebbero dovuto servire a dimostrazione delle loro teorie.

Entrambi i neonati erano femmine. Non si sa se gli studiosi si fossero riproposti di dimostrare attraverso loro che anche le donne sono in grado di pensare scientificamente. La scelta di queste primogenite, comunque, mostra che per i padri il fatto che fossero femmine non rappresentava un impedimento. La figlia di Basedow, Emilie, fu, proprio come Dorothea Schlözer, una scolara bravissima.

Dorothea Schlözer ricevette gli insegnanti privati più bravi e un piano di studio molto severo fece sì che imparò a leggere già a quattro anni. Il suo ambizioso padre fissò per iscritto ogni progresso nell’apprendimento. Accanto alle materie tradizionali, come la matematica, la storia e così via, la scolara apprese nove lingue: francese, inglese, olandese, svedese, italiano, latino, spagnolo, ebraico e greco. In più dovette imparare quelle materie che erano tipiche femminili, come il disegno, suonare il pianoforte, il canto, il cucito, lavorare a maglia e cucinare.

A quei tempi si temeva che le donne troppo istruite diventassero “mascoline”. Una delle convinzioni principali di Schlözer era che non si debba imparare solo in modo teorico, ma anche pratico. E così Dorothea Schlözer studiò le miniere non solo sui libri, ma anche andando a visitarne nella regione dello Harz.

Un viaggio di studio di sei mesi in Italia, in compagnia di suo padre, doveva servire, tra l’altro, ad avvicinarla all’arte romana. Questo viaggio provocò molto scalpore nei circoli borghesi di Gottinga. Già l’educazione veniva osservata con sospetto, ma il viaggio, a quei tempi lungo e pericoloso, procurò nuove critiche.

Nel 1787, anno in cui l’università celebrava il suo cinquantenario, Dorothea Schlözer ottenne la laurea. Fu il padre a prendere in consegna il certificato, dato che, in quanto donna, non le era permesso di partecipare alla celebrazione. Seguì la cerimonia, che si tenne nella biblioteca dell’università nella Prinzenstraße, attraverso il vetro rotto di una finestra. Una carriera nell’ambito della ricerca non era né possibile né ambita. Dorothea Schlözer vedeva il suo futuro, come era tipico a quei tempi, nel ruolo di donna sposata.

Il suo sogno giovanile era di sposare un mercante per il quale avrebbe sbrigato la corrispondenza. Così avrebbe potuto mettere in uso almeno una parte del suo sapere, senza però uscire troppo dai confini del suo ruolo di donna. Suo padre aveva sperato, data l’ottima educazione, di poterle procurare un cosiddetto buon partito e gli riuscì. Nel 1792 andò sposa al ricco e noto mercante e sindaco di Lubecca, Matthäus Rhodde.

Non sbrigò la sua corrispondenza, però. Piuttosto crebbe i tre figli di lui del primo matrimonio e gliene donò altri tre.

All’inizio questo matrimonio portò molti vantaggi a für Dorothea Schlözer. Molte celebrità e molti studiosi del tempo frequentavano casa Rhodde. Dialoghi appassionati, per lei di grande importanza, non potè però condurre con suo marito, ma con un amico di famiglia, Charles de Villers. Se ne sviluppò un rapporto amoroso e quando suo marito, nel 1810 fece bancarotta, Dorothea Schlözer tornò a Gottinga, insieme ai suoi tre figli più piccoli e a Charles de Villers.

Da allora si guadagnò da vivere con lavori di traduzione. Charles de Villers, che era stato assunto dall’università di Gottinga, la aiutò. Un anno dopo il malato Matthäus Rhodde andò ad abitare da loro.

Nel 1809 morì il padre di Dorothea Schlözer.

Il Natale successivo, curiosamente, Dorothea Schlözer donò a suo nipote l’opera di Basedow – proprio lei che da suo padre era stata chiamata, da quando aveva cinque anni, l’ “antibasedow” e che aveva avuto un’educazione che avrebbe dovuto confutare le tesi della sua opera.

A quel tempo morirono anche due dei suoi bambini e Charles de Villers. Con il terzo figlio malato intraprese un viaggio curativo verso sud. Il bimbo guarì, Dorothea Schlözer morì durante il rientro, il 12 Giugno del 1825, in seguito a una polmonite, ad Avignone, dove è sepolta.